IL DOBLONE DELLO SCRITTORE #01 “Protagonisti passivi, la rovina dei romanzi”
Con questo articolo diamo inizio a una nuova rubrica che accoglierà l’eredità del Codice del Pirata Scrittore.
Il Doblone dello Scrittore si costituirà di brevi articoli di facile fruizione, indirizzato sia a scrittori in erba che a professionisti, per approfondire aspetti molto importanti riguardo alla scrittura creativa e ai tanti principi che la governano.
Con l’articolo di oggi parliamo dell’importanza dei protagonisti attivi. Vi siete mai imbattuti in questo termine? Potreste averlo sentito dal vostro editor, da un altro formatore o magari scambiando pareri con altri scrittori, ma siamo sicuri di aver afferrato bene cosa significhi e quali sono le conseguenze di un protagonista passivo?
Partiamo dalla prima, cos’è un protagonista “attivo”? Entrano in questa definizione tutti i protagonisti che si fanno carico della propria sorte all’interno di una storia, sono personaggi che di fronte alle difficoltà cercano di agire. Un disagio incombe sul loro quotidiano: lo accolgono; un problema li ostacola: cercano di risolverlo; sono invischiati in un dialogo scomodo: fanno il possibile per evitare che degeneri.
Non devono essere per forza protagonisti vincenti, non dobbiamo scadere nel rischio di scrivere un personaggio infallibile; non dobbiamo nemmeno pensare che siano protagonisti con un’attitudine costantemente proattiva. Possono manifestare disagio, essere imperfetti (e vi dirò di più, se lo sono è anche meglio!), sbagliare nelle imprese in cui si cimentano. L’importante è che questi personaggi manifestino con le azioni la volontà di cavarsi dai propri impicci.
Ma perché questo principio è così importante? Per farvela breve, i protagonisti sono destinati ad accompagnarvi per la maggior parte della trama, e in una storia, così come nella vita reale, a nessuno piace avere a che fare con dei piantagrane inetti. Se poi vogliamo metterla anche su un piano filosofico e tirare in ballo la questione dell’immersione dell’Io del lettore, i protagonisti diventano quasi gli avatar dello stesso lettore, e nei loro panni abbiamo l’opportunità di vivere una nuova vita dentro la realtà della storia; non volete certo vestire la pelle di un pusillanime. Ecco, se a questa domanda avete risposto con un secco NO, fatevela per i vostri lettori e datevi una risposta.
Un aspetto meno conosciuto e insidioso della passività dei protagonisti è la faccenda delle lamentele. Il principio, in breve, vuole che i protagonisti non si comportino da vittime, ma è necessario che approfondisca almeno un po’.
Anche in questo caso, non dobbiamo limitare un protagonista proattivo a un personaggio che affronta tutte le avversità di petto, nessuno vi sta dicendo che dovete scrivere di un monaco buddista. Ma c’è una regola di priorità che dovete rispettare quando introducete per la prima volta il protagonista, e una volta completato questo step, dovete esercitarvi a tenere sotto controllo la bilancia tra “azione” e “sofferenza”.
Tranquilli, non intendo abbandonarvi a una teoria vaga, ora vi spiegherò nel dettaglio cosa intendo: nelle prime pagine di introduzione del protagonista la vostra priorità è dargli un tono da “uno che ci sa fare” (o “che la sa lunga”, dipende molto anche dal tipo di storia), qualcuno a cui avete assegnato questo ruolo perché è proprio la persona giusta per accompagnare i vostri lettori. Questo perché la prima impressione è davvero quella che conta, e anche se nell’avanzamento della storia il più inguaribile dei piantagrane potrebbe diventare l’eroe amato dal popolo, quel fallo in partenza peserà sull’esperienza di lettura come una macchia di sporco sulla pagina di un libro.
Come vi ho già detto, nel progredire delle scene ci saranno situazioni in cui il protagonista non sarà in grado di portare a termine il compito, e a quel punto la “lamentela” diventa anche una reazione naturale. Quindi il problema non sta tanto nel “può lamentarsi/non può lamentarsi”, ma piuttosto in “quanto è giustificata la sua manifestazione di insofferenza”?
Un protagonista rapito che si sveglia confuso e spaesato dentro una cella buia e sudicia ha diritto di lamentarsi? Certo, purché la scena non si basi solo su di lui che piagnucola per tutto il tempo senza nemmeno fare un tentativo per trovare una via d’uscita.
Un protagonista che alla sua prima introduzione manifesta disagio sotto forma di piagnistei, aggressività o improperi ha diritto di farlo? No, se prima l’autore non ci fornisce delle ragioni valide per il suo disagio.
Ho parlato di bilancia non a caso, perché il processo decisionale che sarete chiamati a fare durante tutta la stesura della vostra storia avrà quasi sempre l’obiettivo di far pendere il vostro protagonista sul lato del proattivismo. E con l’esperienza nella scrittura, unita al feedback di persone fidate e competenti in materia, sarete in grado di gestire questo gioco di equilibrismo in maniera totalmente automatica, fino a imparare a rendere carismatici e attraenti anche gli individui peggiori.
Tutto merito dell’arte di saper scegliere cosa mostrare e in quale momento; nessuno biasimerà un eroico paladino in un suo momento di cedimento, ma se quel paladino comincerà a manifestare comportamenti inappropriati, magari senza mostrare alcun pentimento per i suoi gesti, ecco che la percezione del lettore cambierà in negativo. Di contro se il vostro protagonista è un criminale da vicolo, uno di quelli che spaccia droga ai ragazzini e ruba le borse alle vecchiette, ma viene fatto capire fin da subito che lo fa per cause di forza maggiore e magari soffre costantemente per le sue scelte di vita, il lettore scenderà a patti con lui e inizierà a tifare perché la sua condizione migliori.
In chiusura, voglio lasciarvi con un’ultima riflessione sulla sottile ma importante differenza tra protagonisti e personaggi secondari. Chiarisco fin da subito che qualsiasi sia il loro ruolo, sono tutti soggetti alle stesse regole che vi ho spiegato (i personaggi attivi piacciono, i personaggi lamentosi no), ma se il protagonista è chiamato a seguire una certa condotta proprio in virtù della sua importanza nella storia, i personaggi secondari godono di maggiore libertà in base alle intenzioni dell’autore. In dobloni, se il vostro obiettivo è che un dato personaggio secondario stia sulle balle a tutti, siete liberissimi di farlo, ma trattate questa scelta con le dovute conseguenze: aspettatevi che quel personaggio non piaccia ai vostri lettori; se invece volete cucire un ruolo negativo intorno a un personaggio che in realtà è costruito per essere gradevole, aspettatevi grande affetto da parte loro e, in potenza, di infliggere una cocente delusione qualora abbiate deciso un destino infausto per questo personaggio.
Ora che avete capito come gestire protagonisti attivi e personaggi negativi, guardate a ritroso nelle vostre opere e cercate di capire il vostro livello di padronanza. Fatto ciò, iniziate a esercitarvi!
© Riproduzione riservata