RECENSIONE: Zood 2 - Inferno di Sangue
Sopravvissuto allo scontro con il demone Rogodh e ridotto in fin di vita, Zodd viene soccorso dalla Legione che da secoli studia un modo per fermare definitivamente le forze infernali. Nel frattempo, il mondo sprofonda nel caos più totale, con demograth e necromutati che portano avanti i loro piani di conquista e distruzione, mentre cultisti folli si danno agli atti più blasfemi nella speranza di guadagnarsi un posto tra le fila demoniache. L’Ombra che si annida nella mente di Zodd è sempre più affamata e, mentre il guerriero combatte tra il dubbio di preservare la sua umanità o di lasciarsi andare alla frenesia più totale, gli ultimi sopravvissuti tra i regni di Onnar scelgono di rinunciare alle vecchie rivalità per fare fronte comune contro la minaccia.
Ci siamo. Quando ho lanciato il nuovo sito e ho riflettuto su quale dovesse essere la prima recensione del mio ritorno, un nome troneggiava su tutti i potenziali candidati. Il primo libro della serie di Zodd, scritto da Gabriele Campagnano con la sua etichetta Necro Sword, è stato il primo che abbia mai recensito, e fidandomi della penna di questo autore, la scelta non poteva che ricadere sul sequel.
Prima di entrare nel vivo dell’analisi sento di dover mettere le mani avanti, perché sono passati molti anni da quella recensione e durante la lettura mi sono confrontato con dei ricordi sfumati, che mi hanno reso difficile collegare i riferimenti tra il primo e il secondo libro. Questo per dirvi che sto scrivendo consapevole che potrei essere più vago del solito, ma è pur vero che anche a livello di pubblicazione, la distanza tra l’uscita del primo libro e il sequel crea un gap temporale che ho dovuto considerare; non me ne voglia quindi il buon Gabriele se alcuni dei miei commenti possano risultare inesatti o se puntassi il dito contro alcuni collegamenti che avrei preferito fossero gestiti meglio.
Ecco, facciamo che estirpiamo questo dente cariato fin da subito, perché in effetti Zodd 2, proprio come il predecessore, presenta un intreccio costruito su diversi punti di vista, e la prima difficoltà è stata proprio quella di rammentare chi fossero i POV coinvolti e cosa fosse accaduto negli eventi del primo libro. C’è uno sforzo di riassumere in maniera diegetica alcuni degli avvenimenti chiave, ma raramente come in questo caso avrei chiuso volentieri un occhio su un recap generale prima di iniziare con il capitolo 1. Insomma, mi sono voluto calare nei panni di un lettore sui generis che mette le mani su Zodd 2 senza prima concedersi una rilettura.
Detto questo, gli elementi che hanno fatto la fortuna del primo libro ci sono tutti: dettagli accurati sulle divisioni dei ruoli nell’esercito e sulle tecniche di combattimento, punti di vista multipli contraddistinti da una caratterizzazione che non crea mai confusione su chi sia il personaggio che stiamo seguendo, e violenza, tanta… a livelli di uno splatterpunk spinto fino all’eccesso.
Ci sono meno atti di violenza sessuale ai danni di innocenti, e la quantità di sangue, frattaglie e fluidi corporei sparsi per gli scenari creano una saturazione che, paradossalmente, rende questo sequel più gestibile del precedente (ma qui potrei anche essere molto di parte, perché sono uno che non batte quasi ciglio di fronte alle violenze più efferate di Terrifier).
Un elemento che ho sentito decisamente più edulcorato (e non lo dico in termini dispregiativi) è proprio l’atteggiamento del protagonista. Vediamo Zodd smarrito e paralizzato di fronte alle pressioni dell’entità che si è insediata nel suo cervello. E nei suoi sforzi di scoprire come preservare il proprio libero arbitrio, diventa un protagonista con cui è molto più facile da empatizzare rispetto al passato.
Attenzione, qui non cerco di dire che Zodd 2 smorzi i toni che hanno reso il primo libro così eversivo, ma solo che la quantità esagerata di violenza, unita a piccole limature dovute forse all’esperienza dell’autore e ai feedback raccolti negli anni, anestetizza il disgusto e rende il tutto più godibile anche agli occhi di un lettore che nel gore più estremo non ci sguazza come dentro una piscina.
È sempre un libro dedicato a lettori dallo stomaco d’acciaio, che picchia a piena potenza sulle viscere e che tinge le scene di rosso come pochissimi libri sanno fare. Semplicemente, lo fa meglio.
Una critica che mi sento di fare, e qui ammetto che non ricordo come fosse suddiviso il precedente, è che ho sentito meno del previsto la presenza del protagonista che dà il titolo alla serie. Quando seguiamo le vicende di Zodd veniamo trascinati dal suo carisma selvaggio e, personalmente, ne avrei voluti ancora di più. Anche qui, non vuol dire che i suoi capitoli siano minori rispetto agli altri, ma solo che la costante alternanza di punti di vista me lo mette in secondo piano rispetto alle altre trame, soprattutto in virtù del fatto che come personaggio l’ho apprezzato molto di più che in passato.
Nell’edizione del preordine che ho ricevuto ho anche scovato una serie di typo, molti dei quali sono facilmente ignorabili, ma ce n’è uno che è più grave degli altri: il Capitolo 40, che da titolo dovrebbe dedicarsi al POV di Rylock, è invece palesemente incentrato su Zodd; potrebbe essere già stato individuato e risolto nelle ristampe, ma se l’autore sta leggendo questo articolo e non ha ancora rimediato, ora ha le coordinate per rimediare.
Zodd è sempre stato un’anomalia nel territorio italiano. Un libro esagerato e rivoltante, che nausea e mette in seria discussione la moralità dell’autore e di chi lo legge. Ma abbiamo bisogno di libri così, opere che ti riducono a un colabrodo e ti sfidano a continuarle, e che non hanno paura di togliere il freno alla libertà creativa. Zodd 2, pur con una manciata di difetti, è un degno sequel che prepara il campo per la macelleria che mi aspetto di trovare nel terzo libro.
Spero solo di non dover attendere un’altra sfilza di anni per averlo tra le mie mani.
LINK AL LIBRO: Zodd 2 - Inferno di Sangue
IDEE: Una storia che, partendo da archetipi classici del fantasy grimdark, lavora sui dettagli per creare un world building unico e riconoscibile. Non è tanto nelle idee che abbiamo la rivoluzione, quanto nel modo in cui sono messe in scena: un antieroe che sarebbe un villain terrificante in qualsiasi altro contesto; una violenza che non lesina sui dettagli e che andrebbe studiata da tutti quelli che vorrebbero scrivere di corpi martoriati e distruzione della carne; forze infernali che sono trattate non come un semplice male sovrannaturale, ma piuttosto come un delirio del body-horror.
STILE: Una penna che non fa sconti nei dettagli più truculenti, forte della sua natura di produzione indipendente e senza la spada di Damocle di una censura dall’alto che ponga dei paletti su cosa mostrare su pagina, e dove ogni altra critica su piccole imprecisioni nel flusso informativo passa facilmente in secondo piano se si è in cerca di un certo tipo di intrattenimento per stomaci temprati.
INTRECCIO: L’alternanza frequente di diversi punti di vista, come nel primo libro, dà l’impressione che la storia non avanzi con la velocità che dovrebbe, e in questo secondo libro si sente che ci stiamo preparativo per una catastrofica conclusione, di cui però potremo godere solo con l’uscita del prossimo tassello della saga.
VOTO PERSONALE: da amante del primo, ho ritrovato tutti quegli elementi che mi erano piaciuti, e anzi proprio le limature che vi ho descritto me lo hanno fatto apprezzare ancora di più. Forse è scemato un po’ l’effetto sorpresa, ma fatto pace con questo compromesso è una lettura che mi ha gasato!