IL DOBLONE DELLO SCRITTORE #02 “Difetto fatale: la bussola segreta delle storie”
Se siete tra chi mi segue, questo termine lo avrete sentito almeno un centinaio di volte, ma in realtà vi basta avere letto (e capito) “L’arco di trasformazione del personaggio” di Dara Marks per essere in confidenza con il concetto del “difetto fatale”. È uno dei principi fondamentali che insegno agli scrittori che progettano con me, e mi sono persuaso del fatto che il modo in cui lo spiega la Marks sia tra i migliori che si possano trovare nei manuali di scrittura.
(Apro e chiudo al volo questa parentesi: in inglese viene chiamato “fatal flaw”, altri formatori utilizzano termini differenti per esprimere lo stesso concetto - ho citato molto spesso “Il Viaggio dell’Eroe”, in cui è presentato come “L’ombra” - ma l’accoppiata ‘difetto’ e ‘fatale’ rimangono i più precisi a mio avviso).
Ora che vi ho citato la Fonte, rispondiamo alla domanda che i più inesperti tra voi si staranno facendo: che cos’è?
Il modo più semplice per esprimerlo è quello di una caratteristica che il protagonista ha all’inizio della storia, e che deve imparare a superare nel corso della trama per “vincere”. Però attenzione: non commettete l’errore di fraintendere il “difetto” con un handicap fisico, non stiamo parlando di quello. È piuttosto una mancanza a livello psicologico, o un tratto particolare della sua personalità. Se guardiamo all’indietro, nella biografia del protagonista, questo “difetto” non ha mai costituito un vero problema per la sua esistenza, e se proprio lo era, non era così impattante da costringerlo a scegliere tra la “vita e la morte” (metaforicamente parlando, ma dipende dalla storia). Ci ha convissuto fino al momento in cui gli eventi lo hanno messo di fronte a un’autentica crisi, ed è proprio quel momento di crisi a dare il via alla storia.
Mi capita spesso di spiegare che, se il protagonista aveva già in sé gli attributi necessari, avrebbe evitato o risolto la crisi sul nascere, e quindi non ci sarebbe stata nessuna storia.
Ma il “difetto” non è solo il nastro di partenza della storia: è un percorso completo, fatto da salite, crolli, momenti catartici e cambiamenti, e per comprenderlo fino in fondo non basta un articolo, dovete per forza studiarvi L’Arco di Trasformazione del Personaggio.
In questo articolo il mio compito è solo quello di porre l’accento sull’importanza di stabilire un “difetto” prima di iniziare a scrivere. Farlo vi spianerà la strada alle scene che dovrete scrivere per mantenere il filo della storia, vi aiuterà a capire se abbia una sua coerenza globale e, soprattutto, vi aiuterà a giostrarvi con la parte centrale della trama e a trovare un finale (tratterò meglio questi argomenti in degli articoli futuri) che possa dirsi appagante per voi e per i vostri lettori.
C’è un altro aspetto che voglio affrontare, perché si tratta di un fraintendimento che vedo commettere a molti degli autori che assisto: il “tema della storia”. Il tema è l’anima di ciò che state raccontando, quello a cui dovete saper rispondere quando vi chiedono “di cosa parla la tua storia?” E il difetto fatale è legato a doppio filo con esso. Ne consegue che il “difetto” del protagonista deve essere pertinente al tema, e che quindi per ogni tema abbiamo una storia e un protagonista. Chiaro fin qui? Bene. E se la storia ha più protagonisti?
Qui vi voglio attenti e concentrati, perché è molto importante: non potete assegnare temi differenti e arbitrari per ognuno dei protagonisti, perché se diamo per assodato che c’è “un tema per una storia”, allora i vostri protagonisti multipli devono condividere un tema comune.
“Ma come? Così la storia si appiattisce!”, e infatti sarei disonesto se negassi la possibilità di questo rischio, ma il segreto sta in una semplice strategia: ogni protagonista vive e affronta il tema in un modo diverso, personale. Vi faccio un esempio semplicissimo: se state raccontando una storia che parla di una coppia di amici che devono superare un periodo di tensione, in cui è in gioco il futuro della loro amicizia, e l’argomento della storia è l’incapacità di relazionarsi con l’altro, è abbastanza ovvio che le differenze di carattere li spingeranno ad affrontare il problema in modo diverso; il primo potrebbe essere una persona introversa, la cui difficoltà (il suo difetto fatale) è l’incapacità di aprirsi, mentre il secondo potrebbe essere una persona molto impulsiva, con il problema dell’autocontrollo. Durante la storia li vedremo entrambi attraversare un percorso che li porterà a compiere delle scelte e commettere degli errori personali, ma la storia parlerà sempre e comunque di “amicizia”.
Vorrei che capiste che ho riassunto una valanga di argomenti diversi che meriterebbero di essere esplorati lungo interi capitoli, e sono abbastanza sicuro che i più esperti di voi potrebbero avere da ridire sulla superficialità con cui ho affrontato il discorso. Ho già messo le mani avanti invitando allo studio dei manuali che ho citato per l’articolo, ma chi tra voi li ha appena scoperti con la mia lezione, ora ha un minuscolo bignami per iniziare a strutturare la sua storia, e non appena deciderete un tema e di conseguenza un difetto fatale, vi accorgerete di quanto sarà più facile capire in quale direzione condurre la trama.
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